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Prigionieri foggiani caduti nel naufragio del piroscafo Oria

a cura dell'ing. Stefano De Vito


Il naufragio del Piroscafo Oria


Gli internati militari italiani, acronimo I.M.I., è una parola coniata appositamente dai gerarchi nazisti per non considerare come prigionieri di guerra i circa 720.000 soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Questo perché i prigionieri di guerra godevano (sulla carta) della tutela internazionale riferita alla Convenzione sul trattamento dei prigionieri di guerra del 27 luglio del 1929 che esentava gli stessi dalle prestazioni lavorative in rapporto con le operazioni belliche della potenza nemica e dovevano essere trattati con umanità, protetti da atti di violenza.

Ovviamente queste regole venivano disattese dal Terzo Reich, e gli IMI che non godevano neanche di questi diritti, vennero trattati come schiavi e deportati nel lager nazisti per essere sfruttati nei lavori forzati.

Per spostare questo enorme numero di militari catturati tra l’Italia, la Grecia, l’Albania e nei territori dove il regio esercito italiano era di stanza, vennero usati mezzi di fortuna non consoni al trasporto umano.

L’Oria era un piroscafo costruito nel 1920 in Norvegia utilizzato per il trasporto di carbone, requisito dai tedeschi dopo il 1942. Nel trasferire migliaia di prigionieri presenti nell’Isola di Rodi (Grecia) verso il Pireo a circa 8 Km da Atene, stivarono come fossero merci circa 4050 IMI, il giorno 11 febbraio 1944. All’indomani di tale data, il piroscafo, preso da tempesta si infranse su uno scoglio dell’isola di Patroklos.

A salvarsi furono 37 italiani, 6 tedeschi, 1 greco e 5 uomini dell’equipaggio.


I nomi estratti dal censimento

Il censimento dei prigionieri foggiani della seconda guerra mondiale ha portato alla disamina più di 3.200 nomi in soli due mesi ed è una cifra destinata ancora a salire vista la mole di documenti in nostro possesso. Un primo dato importante però possiamo scriverlo raggruppando le date di decesso di alcuni militi, il quale ha fornito un elenco preciso relativo al 12 febbraio 1944. Questa infausta data per alcuni degli internati militari italiani prigionieri in Grecia, segnò il triste destino di chi si trovò sul piroscafo Oria.

Sicuramente questo primo studio vuole essere solo l’inizio per ricercare tanti altri anelli di congiunzione che potrebbero far comprendere la crudeltà di quel barbaro momento storico, entità non ancora percepita dalle attuali generazioni e men che meno dai “potenti” oggigiorno alle prese con il conflitto in essere tra Russia e Ucraina.


Riflessioni

Non abbiamo imparato niente da questa immane tragedia se attualmente tra Russia e Ucraina si continuano a trattare i prigionieri alla stessa stregua degli IMI. Non è bastata un’apocalisse come la Seconda Guerra Mondiale per farci capire l’enorme sbaglio che stiamo ripetendo. E non bastavano gli accorati appelli delle madri che cercavano i propri figli prigionieri dispersi, con poche righe sui bollettini di guerra come ultima speranza per vederli tornare a casa. Ma, per loro, non ci fu ritorno. Oggi ancora una volta, stiamo commettendo lo stesso sbaglio e la speranza che con queste ricerche si possa comprendere l’immane gravità di una situazione ciclica ripresentata oggi a distanza di circa 80 anni può essere di buon auspicio a chi in futuro, capirà cosa significa aver intrapreso una guerra.

Lista prigionieri caduti nel naufragio del piroscafo Oria